Riflessioni sul Sé Superiore
Accogliere il mio Sé Superiore: un dispiegarsi lento
In questo periodo sto stando con una delle idee più piene di speranza che abbia incontrato nei miei studi: ognuno di noi porta dentro una scintilla luminosa che gli insegnamenti del Pathwork chiamano Sé Superiore. Non la sento come un concetto spirituale astratto, ma come una presenza quieta e stabile che ogni tanto intravedo nella mia vita e nel lavoro coraggioso delle persone che accompagno.
Per quanto ne capisco, questa scintilla divina è la parte più pura e a vibrazione più rapida di noi. Nel corso delle vite — e certamente all'interno di questa — si è avvolta di strati più densi: il nostro Sé Inferiore. Quegli strati non sono malvagi; sono semplicemente le paure accumulate, l'ignoranza, la pigrizia e le abitudini che a un certo punto ci hanno fatto sentire più al sicuro. Il Sé Inferiore resiste al cambiamento con una testardaggine sorprendente. Spesso preferisce restare a disagio piuttosto che rischiare il territorio sconosciuto della crescita.
Ciò che mi colpisce di più è quanto questa mappa si riveli pratica in sessione. Quando una persona all'improvviso si ammorbidisce, ride di una vecchia difesa, o trova il coraggio di dire una verità sepolta da tempo, sento un po' più di quel Sé Superiore farsi strada. La maschera che ha indossato per proteggersi comincia ad assottigliarsi. Nel mio lavoro interiore noto la stessa danza. Un giorno mi sorprendo a reagire da una vecchia paura o dall'orgoglio; il giorno dopo, se resto curioso invece che giudicante, emerge qualcosa di più limpido e più gentile.
Il cammino non consiste nello strappare via con violenza gli strati inferiori. Consiste nel riconoscerli con pazienza, nel capire come ci hanno servito un tempo, e nell'invitare dolcemente a espandersi la luce che non è mai andata davvero perduta. Gli insegnamenti suggeriscono che parti diverse di noi si trovano a stadi diversi: alcune già libere, altre ancora pesantemente velate. Questa immagine mi porta molta compassione, verso me stesso e verso le persone con cui lavoro.
Ho cominciato a prestare attenzione ai momenti in cui mi sento più vivo, più in pace, più "me stesso". Sono i momenti in cui il Sé Superiore respira attraverso di me. Più li riconosco, più mi è facile accorgermi di quando sono ricaduto nella maschera, o nella volontà inferiore che non ha voglia di crescere.
Questo lavoro ci chiede di diventare osservatori amichevoli della nostra ecologia interiore. Ci invita a smettere di combattere contro noi stessi e a cominciare a collaborare con l'intelligenza più profonda che conosce già la via di casa.
Mi domando: quand'è stata l'ultima volta che hai sentito emergere una parte più chiara e più saggia di te? Quale piccolo strato sarebbe pronto ad ammorbidirsi, se lo incontrassi con curiosità invece che con vergogna?